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I documenti che menzionano Duccio, figlio di Buoninsegna, sono particolarmente numerosi ma non tutti si riferiscono alla sua attività di pittore e pochissimi ci parlano di opere effettivamente giunte fino a noi.
Sorprendentemente numerose sono invece le multe inflitte all'artista per i più vari motivi, dai debiti non saldati fino alla diserzione.
Non conosciamo l'anno di nascita di Duccio (probabilmente poco oltre la metà del Duecento): il più antico documento che lo riguarda è comunque del novembre 1278, quando viene pagato per aver dipinto dodici casse destinate a contenere documenti del Comune di Siena, andate perdute, cosí come le tante decorazioni di registri pubblici di cui resta notizia negli anni seguenti. Al 15 aprile 1285 risale la prima commissione veramente importante a Duccio di cui siamo informati: una "tabula magna" da dipingere per conto della Compagnia dei Laudesi nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. L'opera si è conservata fino ad oggi ed è la famosa 'Madonna Rucellai' degli Uffizi, un'enorme ancona, la più grande di tutto il Duecento, raffigurante Maria con Gesù bambino in grembo, seduta su un trono colossale fiancheggiato da sei coloratissimi angeli. Che i fiorentini avessero deciso di affidare un'opera di cosí straordinaria importanza ad un pittore senese è la migliore testimonianza della fama di cui Duccio, ancora piuttosto giovane, doveva godere anche al di fuori della propria città. Ad anni non lontani dalla 'Madonna Rucellai' si datano altre 'Madonne' che presentano strette affinità di stile con la tavola degli Uffizi: quella della Galleria Sabauda di Torino, quella del Museo di Buonconvento, quella del Museo dell'Opera del Duomo di Siena (proveniente dalla chiesa di Santa Cecilia a Crevole), quella, minuscola, adorata da tre frati francescani, nella Pinacoteca di Siena, che saranno quasi tutte esposte alla mostra. Allo stesso momento appartiene anche un 'Crocifisso' di collezione privata, raffigurato ancora vivo e con gli occhi aperti secondo un'iconografia molto diffusa in epoca romanica ma ormai molto rara alla fine del Duecento: è un'opera splendida e poco nota che sarà anch'essa presente in mostra. |